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Sadeq Hedayat. La civetta cieca

Ho solo paura di morire domani, prima di essere riuscito a conoscermi appieno. Si rintracciano suggestioni provenienti da Edgar Allan Poe e Thomas de Quincey, e qualcosa di Kafka e Huysmans riecheggia qua e là contro le volte de La civetta cieca di Sadeq Hedayat, pubblicato meritoriamente da Carbonio Editore. Il libro, che si avvale di una nuova quanto preziosa traduzione di Anna Vanzan, tuttavia, non è una mera riproposizione di temi cari agli autori citati prima, ma il frutto di un vero e proprio incontro tra la tradizione e la cultura persiane, il superamento dei vincoli più stretti con la tradizione stessa e con la lezione proveniente dalle correnti letterarie occidentali. Nella Civetta cieca il confine tra realtà, visioni destate dall’oppio e fantasia slitta di continuo, impedendo di comprendere su quale piano – “realmente” – si stia muovendo la narrazione. Così, a partire dalla vita isolata dell’io narrante alla comparsa di una donna dallo sguardo terribilmente profondo, e di se…

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